Il narratore in crisi

Diffidate sempre quando un narratore (Master, Arbitro, chiamtelocomevipare) vi chiede cosa ne pensiate della sua campagna. Soprattutto se inizia chiedendovi sincerità.

Andiamo con ordine. C’è un momento nella vita del Narratore in cui si rende conto di un paio di cose tra cui

  • il fatto che “sai, sono un master di D&D” non è una frase da approccio con l’altro sesso particolarmente efficacie
  • che difficilmente tra i giocatori vi sono persone prive di turbe mentali
  • che il manuale base di VtM non è la Verità Assoluta
  • che peròse  giochi a VtM il manuale base di VtM è quanto meno un fondamentale
  • che potrebbe non essere il verbo incarnato

Di norma è quest’ultima che ha l’effetto di gettare il narratore nello sconforto. Non si capacita del calo di entusiasmo nelle sue sessioni, stenta a credere al crescente scetticismo di chi non lo chiama in continuazione per parlare della campagna.  Se poi sta narrando VtM… beh potrebbe essere un’idea per una tesi di laurea in psicologia. (Ho già parlato di come VtM tiri fuori il peggio dalle persone).

E’ a questo punto che, dopo aver controllato allo specchio che la calvizia non si sia estesa o che i pantaloni non si siano magicamente ristretti, assicuratosi di aver studiato/lavorato quel minimo che lo fa sentire a posto con la coscienza, il narratore in crisi prenderà il telefono e telefonerà a te, giocatore reo di aver sbadigliato quando è stato presentato il PNG definitivo. (O ti scrive su FB, è il progresso…).
Se la confidenza non è tantissima si premurerà di esordire “ciao che fai?”, altrimenti partirà in quarta con “allora? che te ne pare della cronaca?”

Ora avete due scelte:

  1. “stupenda, bellissima, mai campagna fu migliore o più innovativa”
  2. o dire la verità

Siamo seri, se la gente comincia a disertare le sessioni (se è un live) o a rinviare (se è un cartaceo) questa meraviglia evidentemente non è.

Nella maggior parte dei casi poi il calo di interesse è fisiologico: arrivati al 35° livello, per dire, è difficile inventarsi nuove sfide interessanti, nel 90% dei casi è meglio pensare ad un finale col botto.

Alcune volte però la campagna parte col piede sbagliato: ambientazione incoerente, favoritismi (volontari o meno) o, molto più semplicemente, se nelle ultime 3 campagne sono andata a prendere a sciami di meteore i ladri dello Xanathar o scopro per l’ennesima volta un primogenito (1) che trama alle spalle del Principe, mi assale la noia.

Ecco, ora voi avete optato per la seconda scelta, dite al narratore in crisi che avete trovato delle pecche nella sua campagna.

Dimenticate il Tarrasque, questo è il mostro definitivo.

Dopo uno studiato silenzio, il narratore in crisi vi dirà che le altre campagne erano peggio, che non potete giudicare dal poco che sapete, che tutti gli altri si trovano bene.

Al che vi chiederete perché abbia chiesto il vostro parere e capirete che voleva solo essere rassicurato.

A questo punto, se non tenete all’amicizia, lo manderete a quel paese come merita, altrimenti spiegherete come quella è solo la vostra personalissima opinione e per un periodo non vi è piaciuto nemmeno Tolkien (e saprete di mentire).

Il danno ormai è fatto, ci vorrà del tempo prima che il narratore in crisi vi perdoni la lesa maestà. Nel frattempo avrete trovato qualcosa di meglio da fare che giocare la sua campagna.

Personalmente, per quanto ne abbia sentito parlare varie volte, mi  è capitato solo in un paio di occasioni di dover affrontare un narratore in crisi. E a voi? E’ mai capitato? Come lo avete affrontato?

(1) o il siniscalco se proprio siamo nella banalità.

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5 pensieri su “Il narratore in crisi

  1. Successo: SI. E purtroppo con tutte le difficoltà dei casi, una volta dopo l’altra.
    Ma una volta in particolare credo di essere stato molto fortunato. Il Master dell’epoca chiese commenti sulla campagna in corso a tutti i giocatori (me compreso), ricevendo risposte (negative) molto simili. Assorbito il colpo ci chiese un po’ di tempo, e circa due settimane dopo riprendemmo a giocare “stravolgendo” la campagna che avevamo iniziato. Dal brodo primordiale caotico che erano state le prime sessioni eravamo rientrati in una trama molto più lineare. Certo la discontinuità con le prime sessioni rimaneva, ma nutro molta stima per il Master in crisi che seppe re-inventarsi senza cacciare giocatori o mettere il muso. Anzi, all’epoca apprezzai anche molto i suoi sforzi per cercare di mantenere una parvenza di continuità tra quelle che poi di fatto erano due campagne diverse, una mal preparata e una no.
    Comunque, articolo molto interessante!

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    • A onor del vero la maggior parte dei Master sono persone ragionevoli ma, purtroppo, restano più impresse le esperienze spiacevoli. Buon per te aver trovato una persona dotata di buon senso. (Quanto prima parlerò pure di giocatori che mi hanno sorpreso in senso buono, eh)

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  2. A me no, come ben sai! (>w<)
    Ma alla fiera di qui ho beccato un Master che aveva rapito le mie amiche (che mi attendevano da un po', ammetto) per giocare a Vampiri. E quando sono andata a riprenderle mi sono lasciata sfuggire involontariamente che per oneshottare il suo tremendo, terribilissimo e letare principe ADAM sarebbe bastata una banalissima EVA pescata a caso tra i passanti. "Tanto lo sanno tutti che per mandare in rovina un intero universo basta una semplice pulzella! Il giardino di Eden e l'Illiade insegnano!" dico io.

    Ebbene… ti dirò che, da come mi ha guardata, pareva proprio che il principe Adam potesse tranquillamente essere lui. (=.=;;;)
    (Ma io scherzavooooo!!!!!!!!)

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