Campagne condivise

Ogni volta che si decide di iniziare una nuova campagna di D&D sorge il solito problema: chi fa il master? Se non c’è qualcuno con già in mente una storia, PNG e tutto quel che serve che cerca giocatori, di solito la situazione è quella di sei personaggi in cerca di master.

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Per ovviare a questo problema qualcuno ha avuto un’idea tanto semplice quanto geniale: fare il master a turno. Certo questo impedisce di avere una lunghissima main plot che accompagnerà in PG dal primo livello fino a quelli epici ma, personalmente, non lo vedo un grande problema: basta organizzarsi.

Se scegliamo un’ambientazione già scritta (ad esempio Forgotten Realms) si evitano eventuali problemi di coerenza (le Marche d’Argento là stanno insomma) e dà la possibilità al Master di turno di avere il suo margine di manovra restando collegato a ciò che hanno raccontato e racconteranno gli altri. Narrando un capitolo a testa, una parte di campagna autoconlusiva, ambientato in diverse regioni rende prossimi allo zero i problemi relativi alla gestione condivisa. Se ci pensate, anche in una campagna gestita alla maniera “classica” difficilmente quello che fate nel Thay sarà collegato a doppio filo a quello che avevate combinato nel Cormyr.

Certo, ci sono alcuni giochi in cui questo approccio è impensabile (vedi VtM), ma nelle ambientazioni fantasy mi sembra un ottima soluzione al problema di trovare un Master.

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