Lettera aperta di una giocatrice di ruolo alle mamme preoccupate

L’articolo di oggi di Legale Malvagio, mi ha riportato alla mente un post che feci diversi anni fa su un blog ormai defunto su Splinder (e ripubblicato da qualche altra parte).

Ve lo ripropongo, magari interessa a qualcuno.

Ciclicamente giornali, riviste, siti web di vario stampo e genere, riportano la lettera accorata di una madre che chiede aiuto riguardo alcuni passatempi dei propri figli che vedono coinvolti dadi, strane frasi e ruoli con nomi preoccupanti come “master”.
Il 90% delle volte chi risponde alimenta lo stato d’ansia della madre, consigliando di vietare tali passatempi perchè sono iniziazioni al satanismo (o qualche altra pratica occulta) e di indirizzarli verso passatempi più sani, dove non si è premiati per aver scagliato la maledizione più perfida.
Ogni volta che leggo una risposta simile mi vien voglia di scrivere alla testata di turno, ma poi torno realista e mi chiedo se tale lettera possa servire a qualcosa.
Senza citare i vari casi documentati di ignoranza e presunzione da parte di chi descrive il gioco di ruolo come male assoluto vorrei spiegare questo mondo a tutte le madri preoccupate da questo passatempo.

Il gioco di ruolo è un gioco in cui si interpreta un personaggio, proprio come un attore a teatro. L’unica differenza è che la trama non è decisa a priori, si evolve con le scelte dei giocatori e quindi con le azioni del personaggio. Se vostro figlio interpretasse a teatro il ruolo di Claudio dell’Amleto, avreste paura che possa ripercorrerne le gesta? Se vostra figlia interpretasse Giulietta lo vedreste come un’annuncio dell’intenzione di suicidarsi? Se vostro figlio interpreta un barbaro iracondo ispirandosi a “Conan il Barbaro” temete davvero che la mattina dopo possa comprarsi uno spadone e fare una strage nel vostro quartiere? Se durante una sessione di gioco di ruolo sentite vostro figlio usare strane parole questo lo inizierà alla magia nera tanto quanto interpretare Amleto nell’omonima tragedia lo potrebbe portare a parlare con parenti defunti.

Prima di andare avanti sfatiamo il mito che di solito le persone che non conoscono il gioco di ruolo creano intorno alla figura del “Master”. Non c’è alcun richiamo a rapporti “padrone-servo”. La parola “Master” andrebbe tradotta con “arbitro e regista”. Che io sappia infatti il termine “master” si usa solo in un gioco, D&D, in molti altri si usa “arbitro” o “narratore”. Ora così come non vi crea nessun problema sentire vostro figlio che, tornando dall’allenamento di calcio, vi dice “il mister ha detto che domenica giocherò come terzino” o dopo una partita si lamenti di un “arbitro che non ha concesso un rigore” allo stesso modo non dovreste preoccuparvi di “il master ha detto aver liberato il villaggio dall’assedio degli orchi ha fatto guadagnare al gruppo la riconoscenza del barone”.

Il giocatori di ruolo, anche quelli che giocano a Vampiri, non bevono sangue. I personaggi che interpretano lo fanno. Tutti quelli che negli anni hanno interpretato il Conte Dracula in film o opere teatrali secondo voi nella loro vita si sono poi nutriti realmente di sangue? Un giocatore che interpreta un vampiro non si autoconvince di essere una creatura semi-immortale così come chi gioca a monopoli (o monopoly) si rende benissimo conto di non essere un imprenditore edile.

I dadi. I dadi hanno la stessa funzione della monetina all’inizio di una partita di calcio. Il gioco di ruolo è un gioco e, quindi, ha delle regole. Così come il regolamento della FIFA prevede che la scelta della parte di campo in cui avere la porta e chi dia il calcio di inizio è deciso dal “testa o croce” così i regolamenti dei vari giochi di ruolo affidano alcune meccaniche al lancio dei dadi. Per vedere se un personaggio riesce a fare o meno una cosa (il prode paladino che deve scalare la parete di una fortezza per salvare la dama imprigionata dallo stregone cattivo) si tirano i dadi. Quel che segue è un esempio di come potrebbe svolgersi una scena che richede l’uso dei dadi. Mettiamo ad esempio che il paladino sia interpretato da Mario.
Mario: scalo la parete della fortezza per arrivare dalla dama
Master: per vedere se ci riesci, tira un dado a 20 facce, se fai più di 12 arrivi in cima.
Mario: ho fatto 13
Master: con qualche difficoltà, riesci comunque a salire.
Mario: Oh gentile donzella, sono qui per salvarvi….
In questo caso il regolamento prevede l’uso di un dado a 20 facce, in altri regolamenti si stabilisce l’uso di dadi a 10 facce o di 3 dadi da 6 facce. La scelta non ha nessuna motivazione esoterica o religiosa, si basa su calcoli, statistiche e probabilità. Il giocatore che esulta ottenendo tre 6 con tre dadi a sei facce lo fa non perchè così ha ottenuto 666 ma perchè 18 è il punteggio più alto che si può ottenere, non lo vedrete altrettanto contento infatti se otterrà tre 6 con tre dadi da 10 facce.

Spero di aver spiegato quali sono i principali malintesi e dubbi riguardanti un hobby come il gioco di ruolo e mi auguro che una madre ansiosa giunga a questo post cercando risposte su google, magari non legge solo accuse infondate e allarmiste.
Se mi posso permettere di dare un consiglio a queste madri preoccupate da qualcosa che non conoscono, suggerirei loro di chiedere ai loro figli di parlare delle gesta dei loro personaggi e di provare a giocare (conosco giocatori sessantenni…). Chiudo rivelandovi una cosa, se da bambine avete giocato a “Guardie e Ladri” o a “Mamma e figlia” anche voi avete giocato di ruolo, se avete mai detto “facciamo che io sono la principessa e tu il re…” avete giocato di ruolo.

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