La rivalutazione del niubbo

Immagino ci sia sempre da imparare, in ogni campo, e che l’errore di “sentirsi arrivati”  sia sempre da evitare.

Se poi qualcuno si sente arrivato perché gioca da tanto ed è quindi pratico di regolamento e ambientazione non potete avere dubbi: costui è un imbecille.

Fermo restando che, acquisita una certa esperienza e familiarità con setting e regolamento,  non avere niubbi al tavolo da gioco permette di godere di sessioni che si sviluppano senza doversi fermare ogni due per tre a spiegare come si trancia in due il malcapitato PNG di turno e con interpretazioni sempre molto attinenti al mondo immaginario in cui si muovono i nostri cari amati PG.

Arriva tuttavia la cronaca in cui vorresti essere niubba e non vorresti sapere che cosa sia una vaulderie.

In teoria non dovevo partecipare a questa cronaca, ma mi ritrovavo per una lunga serie di motivi a casa del narratore quando era prevista una sessione. Dopo due minuti davanti a me c’era un pacchetto aperto di patatine e la scheda di un PG.

Cronaca diversa dalle solite: i PG erano (sono) carne da macello reclutata da poche notti dal Sabbat. Sono stati abbracciati, hanno fatto vaulderie senza sapere cosa fosse, non sanno nulla della vita vampirica, di che cavolo sia il sabbat, di cosa siano le discipline eccetera eccetera eccetera.

Un branco di gente che nulla o quasi sa dei clan, dei problemi col sole e col fuoco, della diablerie, delle gerarchie che vigono all’interno della società cainita.

Al tavolo c’era anche un niubbo.

Ora, pensateci un attimo, tra me che mi son letta manuale base, guida alla camarilla, guida al sabbat, i vari clanbook e uno a cui era stato spiegato a grandi linee come funziona il gioco la sessione prima chi si è trovato meglio in questa situazione?

Spesso è dura fingere di non sapere. Non tanto agire come se non si conoscesse quali città sono sotto il controllo di chi o almeno di quale setta (in fondo il narratore può cambiare tranquillamente questi dettagli) quanto cercare di mantenere una certa distanza dalle torce accese più che dalle guardie armate di tutto punto (di lame però, che fanno solo letali eh). Ignorare l’insegna luminosa nella mia testa con su scritto “ASSAMITA” quando il narratore ha descritto un vampiro dai vestiti mediorientali.

Ecco in quell’occasione il niubbo in questione si trovava nello stato di grazia in cui le conoscenze che hai tu dell’ambientazione coincidono con le conoscenze che ha il PG del mondo.

Ovviamente, ogni volta che gioco ci sono una buona dose di nozioni che devo ignorare perché le ignora il mio PG, ma trovarsi al tavolo con qualcuno che non sfruttava nemmeno inconsciamente le informazioni che dovrebbe ignorare mi ha regalato davvero una bella sessione.

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6 pensieri su “La rivalutazione del niubbo

  1. Pensa che esistono poveri disgraziati master che per la gioia di trasformare in niubbi i giocatori SECOLARI, si inventano regolamento, ambientazione oltre che tutto il metaplot delle avventure… L’effetto wow é sempre vivo, e i giocatori non devono fingere di non sapere, semplicemente scoprono le cose e segnano tutto con grande gioia. La parte negativa é cercano di debuggarti un sistema che non conoscono minimamente e che spesso gli stai costruendo attorno… Cmq dopo tanti anni, diciamo che provo belle soddisfazioni 😉 provate! E piangete 🙂

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    • Il fingere di non sapere si applica sono ad ambientazioni note e particolareggiate come quelle del WOD o, in maniera minore, Mutant Chronicles o Sine Requie. Già Forgotten Realms non ha questo “problema”.

      Per dire, in ogni partita di D&D che ho giocato (e D&D lo conosco da mooolto più tempo di VtM) o in qualsiasi campagna live fantasy, non ho mai dovuto sforzarmi di ignorare connessioni tra i vari elementi che mi venivano posti davanti, in VtM e simili alcune cose le sai semplicemente perché hai letto il manuale, è quasi inevitabile, se dicono Vescovo pensi al Sabbat, anche se il tuo PG è stato abbracciato ieri.

      Di master ottimi ne ho avuti molti, capaci di creare mondi interi, lasciando così anche ai “veterani” il piacere della scoperta. (Anche perché se l’unico momento wow della cronaca è scoprire il clan del tizio vestito come Alì Babba ci sono molti problemi nella narrazione eh)

      Nei giochi del WoD purtroppo è molto più difficile, perché molte cose dell’ambientazione sono note (senza toccare i fatti “storici” che ogni narratore può piegare al proprio volere) tenere nascoste certe cose. Magari non mi stupirò nello scoprire che il tizio è un assamita, ma posso rimanerci di sasso nello scoprire chi lo ha invitato in città.

      Le ambientazioni (e i sistemi di regole) fatti in casa spesso vanno bene, ma non quando vogliamo giocare a Sine Requie o a Vampiri. Le ambientazioni ci sono, sono stupende e vanno sfruttate.

      Nota: nell’articolo la parola “niubbo” non va presa come negativa, ma solo come forma rapida per l’espressione neutra “persona che gioca per la prima volta”.

      PS cosa intendi con “cercano di debuggarti un sistema”?

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      • Purtroppo non sono un fan di WoD, quindi non mi posso pronunciare.
        Sono convinto peró che un master buono e dei giocatori ben disposti al suo stile in modo omogeneo, possano rendere sessioni indimenticabili anche col piú terribile regolamento e la piú sciapa delle ambientazioni. Anche giocando i puffi cannibali con tunnels&trolls (beccati questo, demonio 🙂 ).

        Io sinceramente preferisco che i miei giocatori non sappiano cos’é l’assamita, che non sappiano come si sconfigge un troll e che non sappiano che é meglio scappare quando incontrano uno degli antichi. É un plus, lo so ma l’impatto é molto piú forte. Ogni pg sa delle cose che non sanno gli altri. I pg hanno dei background che conoscono solo il giocatore singolo e il master. Perché nati in un posto. Perché hanno combattuto un guerra. Perché hanno tre dita in meno e sanno come le hanno perse. Il resto é appreso in game. No wikipedia. No manuali di ambientazione trovati in rete. No saluti con l’inchino a soggetti con gli occhi a mandorla. Cucire addosso ai personaggi un mondo vedo che sta diventando molto divertente. Non solo saranno sorpresi scoprendo chi ha invitato l’assamita ma lo saranno anche scoprendo cos’é.

        Sono completamente della tua idea sulle ambientazioni che hai nominato, belle e vanno sfruttate. Eravamo solo stufi di zombie e vampiri. Ti assicuro che ora i miei prodi scapperanno a gambe levate quando vedranno guardie in zuparello nero con una mano bianca disegnata sul petto. Figurati a sentire la voce del Feld Maresciallo Decimo Terenti.

        Il debug é quando ti dicono “ma io vedrei meglio un’abilitá unica pedinare/seminare piuttosto di “seguirtracce/pedinare” o ” non era meglio mettere forza+abilitá+dadi per tirare un fendente” e tu gli rispondi ” giocato troppo a d&d?”. Ora il sistema sta prendendo un certa forma, é rapido, il combattimento é veloce, abbastanza letale e realistico. Rimane ancora un po’ fumoso ma sembra divertire il fatto di tirare un tondo o un’imbroccata al posto di lanciare semplicemente i dadi. Il tutto rimarrá impubblicabile, troppe cause legali con troppa gente, dalla GW a Mike Pondsmith, da Norwood a Mauro Longo 😉

        Insomma, niubbi e contenti col gioco su misura 🙂

        Quanto cavolo ho scritto? Domani sveglia presto che sterilizzo il gatto!

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      • Cronache del tipo che descrivi ne ho giocate alcune, principalmente live, e ci ritrovo tutti gli aspetti che dici (di una ho anche contribuito al regolamento).

        L’articolo prendeva in esame una situazione molto specifica in cui, in teoria, io non mi ci dovevo nemmeno trovare. Ho giocato altre cronache narrate dallo stesso narratore e sono state meravigliose con molti momenti di sorprese o dove non sapevamo noi poveri giocatori “veterani” che pesci prendere davanti alla difficoltà in questione.

        Per le altre questioni, m’hai ispirato un paio di articoli, prima o poi li scrivo.

        Solo un piccolo appunto sul debug: non cestinare subito le proposte che ricordano d20 System o altri sistemi, magari il giocatore è in buona fede e crede davvero che il metodo si adatti alle vostre esigenze.

        Saluti al gatto 🙂

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