Pochi ma buoni

Con questo post probabilmente mi gioco quel poco di popolarità che potrei avere, ma visto che un occhio attento poteva intuire questa mia convinzione già da altri post tanto vale esplicitarla e magari provare a spiegarla.

In breve: la presenza di disturbatori rovina il gioco di chi vorrebbe solo giocare in santa pace.

Se volete la versione lunga continuate a leggere.

Tralasciando le grandi associazioni in cui i grandi numeri portano a fare considerazioni diverse e in cui inevitabilmente i 600 giocatori medi ad evento si riuniscono in sottogruppi ancora abbastanza numerosi da poter giocare secondo il proprio stile preferito senza perdere il senso di sorbirsi 200 e più chilometri e indossare un costume ridicolo quando potevamo organizzare una comoda campagna di D&D, mi riferirò alle numerose piccole realtà locali che propongono eventi a cui partecipano 20-30 persone in media.

Per il semplice motivo che se si arriva a fare un evento con meno di 10 partecipanti è molto più saggio e comodo giocare attorno ad un tavolo con dadi, matite e tutto l’armamentario necessario, spesso le organizzazioni puntano a non scontentare nessuno dei potenziali giocatori, “ammorbidendo” regolamenti di gioco e associativi, aggiungendo, togliendo, rimodellando classi, stili di narrazione, agevolazioni varie.

Questo modo di porsi nei confronti dei giocatori “più esigenti” (1) porta subito a far crescere il numero di partecipanti agli eventi, perché anche il giocatore più invadente viene coccolato e viziato. Tra questi giocatori che fanno numero si trovano purtroppo quasi esclusivamente lamer, metaplayer e tutta quella gentaglia che i giocatori non vorrebbero mai ritrovarsi accanto. Si entra ben presto nel circolo vizioso per cui più concessioni si fanno, più concessione bisognerà fare. Fino al punto che i giocatori a cui interessava solo giocare, che hanno letto e capito il regolamento, che non hanno mai stressato gli organizzatori, si stancano della situazione e migrano verso altri lidi o si “accontentano” di giocare con i loro amici intorno ad un tavolo: almeno sapranno di giocare con qualcuno con una maturità accettabile.

Dopo anni tendo ad evitare quelle campagne che fanno del principale motivo di vanto il numero dei giocatori preferendo quelle che mi vengono raccomandate da persone di cui conosco lo stile di gioco e consiglio a qualsiasi organizzatore mi chieda un’opinione di rinunciare ai grandi numeri, ma di puntare ad avere giocatori soddisfatti ed una vita serena (perché i giocatori che chiedono eccezioni sono anche quelli che stressano particolarmente la vita dei membri dello staff dei vari eventi).

(1) Diciamo così, potrei essere molto più pittoresca.

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