Il problema del luogo

Internet è una cosa meravigliosa, leggi un post, nei commenti salta fuori un problema, ti rendi conto che in fondo a te quel problema non è mai capitato, pensi che postare un altro commento abbastanza lunghetto lì continuerebbe l’OT (e io ho approcciato al web quando la netiquette andava definendosi), ricordi che hai un blog dove, sostanzialmente, puoi scrivere quello che ti pare e realizzi che, guarda un po’ la fortuna, il problema in questione è anche attinente con gli argomenti che tratti di solito.

Benissimo, ci faccio un post!

Il problema è “dove giochiamo?” e un altro motivo per cui non ho intasato un’interessante discussione con un OT non è solo la già citata netiquette ma anche la consapevolezza di non avere vere e proprie soluzioni quanto una lista di posti in cui mi sono ritrovata a giocare. Dunque eccovi i posti in cui ho giocato, magari qualcuno ci trova la soluzione al suo problema logistico.

  • Casa mia / casa di amici: è banale, quasi ovvia direi. L’unico consiglio, cercate di spiegare prima a genitori o vari coinquilini cosa farete tu e i tuoi amici, frasi come “evoco un diavolo della fossa” o “potremmo buttare il cadavere ai maiali” potrebbero essere difficili da spiegare. Ancora più difficile sarebbe spiegare perché chiamate “tappetto” quel vostro amico alto due metri per oltre cento chili di peso.
  • Fumetterie: o ludoteche o qualsiasi altro luogo dove avete acquistato dadi e manuali. Ovviamente non sono enti di beneficenza ma attività commerciali quindi, a meno di disporre di un’abbondanza spropositata di metri quadri, di solito fanno pagare una “tessera” o l’affitto del tavolo, nulla di esorbitante ma è bene ricordarlo. Ah e ovviamente il negozio avrà un orario di apertura e uno di chiusura, rispettatelo.
  • Pub o altri locali: valgono tutte le considerazioni della fumetteria, in più sono praticabili solo se il gestore sa di cosa state parlando quando gli andate a chiedere di poter avere un tavolo. Ovviamente non sono disponibili il fine settimana
  • Aule universitarie: il venerdì pomeriggio le facoltà tendono ad essere deserte, se vi studiate bene gli orari di tutti i corsi di laurea del vostro ateneo (o dell’ateneo della vostra città) potreste trovare un’aula completamente vuota per tre o quattro ore. In alternativa, se la vostra facoltà ne è provvista, c’è l’aula relax.
  • Aree picnic dei parchi pubblici: praticamente ogni città ha un parco o una zona verde con dei tavolinetti. Pro: al 90% avrete a pochi metri un rivenditore di cibo poco salutare. Contro: fattibile solo nei mesi caldi e se vi cade un dado da quei tavoli consideratelo disperso per sempre. Ah e ci sarà almeno un curioso che si avvicinerà per chiedere cosa stiate facendo. C’è una buona probabilità che inizi a giocare anche lui.
  • Ufficio: praticabile solo se il vostro capo è nel gruppo o se siete voi il capo. Dopo la chiusura, se avete un tavolo relativamente sgombro, è un’opzione da poter tenere in considerazione.
  • Oratorio: ora così come ci alteriamo (giustamente) quando qualcuno classifica idioti tutti i giocatori, allo stesso modo non dobbiamo dare per scontato che il parroco ci neghi l’utilizzo di una stanzetta dell’oratorio. Aiuta non chiamarlo gioco di ruolo, che evoca il pregiudizio o comunque un’attività da perditempo (gioco), ma “sessione d’improvvisazione” che fa tanto cultura. Scherzi a parte, se per anni è stato possibile giocare a VtM dal vivo in un edificio di proprietà della chiesa, allora tutto si può ottenere chiedendo nel modo giusto.

Non mi sovvengono altri luoghi, volete integrare voi?

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7 pensieri su “Il problema del luogo

  1. Problema molto comune, con risvolti comici vissuti in prima persona. Per anni un mio giocatore dopo una partita a casa sua ha cercato di giustificare a sua madre che no, non erano riti satanici quelli a cui partecipava e che io (il master) non ero gran sacerdote di nessuna setta… 😀
    Quella buona donna ancor oggi quando mi vede in giro (sono passati almeno 15 anni) mi chiede (spero ironicamente O_O): “ma giocate ancore alle messe nere???”
    Alla lista delle tue casistiche, aggiungo che giocare a casa tua può essere comunque difficile se tua moglie considera il gdr cosa da decerebrati e non ne vuole sapere di avere per casa te e i tuoi amici idioti…

    Molto carino il tuo blog, piacevole da leggere.
    Passa a trovarmi, ciao!
    Ale

    http://sussurrodieven.blogspot.it/
    http://oneshot-tales.blogspot.it/

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    • spero anche io che la madre del tuo amico domandi scherzando, povero il tuo amico altrimenti 🙂
      Puoi spedirle la mia lettera aperta, magari funziona (o forse no, ma peggio di satanisti non può considerarci.
      Per curiosità, a che stavate giocando?

      Per il problema coniuge… il proverbio dice “tra moglie e marito non mettere il dito” e chi sono io per andare contro la saggezza popolare?

      Grazie per i complimenti 🙂

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  2. Il pub è un posto rumoroso (ci si sgola) e spesso fanno difficoltà perché l’uso di dadi o carte da gioco per loro significa “gioco d’azzardo” – alla mia squadra una sera capitò di dover giocare lanciando i dadi “a mente” perché l’alternativa era andarsene.
    A casa di qualcuno è la scelta migliore.
    Quando la mia squadra giocava tre sere a settimana (tre campagne diverse) considerammo anche l’idea di affittare un negozio sfitto e usarlo come base operazioni, ma poi restammo a casa dell’uno o dell’altro.
    Con l’aria che tira, i costi potrebbero non essere eccessivi.

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