Piccoli PG crescono

Articolo che arriva un po’ inaspettato, come una sorpresa bella nell’uovo di cioccolato.

Era da qualche giorno che mi andava di scriverlo ma ho avuto tempo solo ora di dedicarmici (inaspettatamente, aggiungerei), una riflessione che mi gira per la testa dalla mia ultima sessione di D&D.

Più che una vera e propria sessione di gioco era una serata dedita alla creazione dei PG per una nuova campagna di D&D (perché abbiamo scoperto che c’è chi gioca da anni nella compagnia ma non ha mai provato il titolo che ha segnato tutti noi nel bene e nel male).

Avevo quasi dimenticato quanto tempo prendesse fare le schede di D&D (con un manuale in 4), ma è stata una frase che non mi aspettavo a farmi rimuginare un po’: “ma mica partiamo dal primo livello?!”.

Ora, io ho esultato quando ho trovato il manuale dei livelli infimi perché mi piace assai ingegnarmi per superare l’ostacolo di turno con mezzi molto, ma molto, ridotti, tuttavia mi rendo conto di quanto possa essere poco gratificante poter lanciare solo quattro incantesimi al giorno che di norma si esauriscono nel primo incontro.

Alla fine abbiamo optato per partire dal quinto livello, che permette comunque di avere un certo potere pur lasciando i mezzi a disposizione dei PG relativamente limitati.

Sulle prime ammetto che il problema di avere un PG di primo livello non lo vedevo come tale, ma facendo le schede mi son resa conto che la strada per fare quel che i PG volevano appariva davvero molto lunga. Non si trattava di avere bonus migliori o incantesimi più potenti, ma un PG per adottare un determinato stile di combattimento doveva aspettare 3-4 livelli. Mi pareva inutile. (1)

In altri giochi in cui la crescita non è gestita tramite livelli la differenza tra un PG appena creato e uno con già qualche sessione alle spalle appare meno evidente, ad es. Sine Requie, ma in D&D, soprattutto se si è reduci da una campagna che ci ha portato ai livelli epici, ripartire da un bonus di attacco base pari a zero può non entusiasmare.

Non ho ritenuto alla fine vi fosse nulla di male nel partire da un livello comunque basso ma che consentisse di prendere un secondo talento o qualche incantesimo più scenografico.

Avete mai intrapreso una campagna partendo da livelli più alti o ormai siamo rimasti in pochi a partire dal primo livello?

 

(1) ho giocatori straordinari che si son figurati prima un determinato tipo di PG e ora stanno cercando di realizzarlo con il regolamento di D&D.

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5 pensieri su “Piccoli PG crescono

  1. Un po’ e un po’, capita sia di iniziare direttamente da livelli più alti che di partire dal primo. Però la maggior parte delle campagne, partite o persino one-shot che ho giocato o preparato sono state impostate con personaggi di primo livello / dal loro equivalente in un sistema di gioco che non prevede livelli. Personalmente trovo molto più coinvolgente “partire dal basso”, e poi dopo cercare di risalire verso capacità, posizioni, status, potere o chissà cos’altro possano garantire esperienza / livelli / simili. A mio parere è decisamente più appagante che creare dal nulla un personaggio direttamente di livello epico.

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  2. Ancora buongiorno,

    giusto per parlare (e ritardare le pulizie di Pasqua a cui mi devo ancora apprestare), salvo eccezioni rispondenti alla necessità di giocare avventure singole, in ottica campagna, tengo la barra ferma sulla necessità di partire dal primo livello. Questo è particolarmente vero se si gioca con persone nuove al sistema di gioco, dà infatti la possibilità di familiarizzare con le regole progressivamente. Da segnalare anche che generalmente, quando si parte da un livello, anche basso, 5° dici (per il mio gruppo è il risultato di 19 sessioni/1 anno di gioco), i giocatori si costruiscono i retroscena dei loro personaggi singolarmente, macchiavellando chissà quali avvenimenti, mentre solo una storia pregressa di gruppo costruisce veri e proprie trame condivise di gioco (memorie comuni aperte a interpretazioni personali).
    Infine, dovessero avere gli alter-ego vita lunga e gloriosa, rimarrebbe sempre una piccola pecca, un male originale nel loro DNA, quello di aver saltato a piè pari la gavetta.

    In ottica vecchia scuola, l’handicap di lanciare anche un solo incantesimo al giorno, era quel quid che addestrava i giocatori a dipendere dalle loro risorse mentali piuttosto che su quelle tratteggiate sulla scheda personaggio.

    Circa la creazione dei personaggi, vorrei rimandarti a queste mie riflessioni e avere una tua opinione da giocatrice del nuovo corso.
    http://ortodelgrognard.blogspot.it/2014/02/lo-spirito-di-dungeons-and-dragons-con.html

    Ciao!
    Mattia.

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    • Buongiorno anche a te.
      Ho letto l’articolo che mi hai linkato, vedo di rispondere sia all’articolo che al commento con una mia opinione da giocatrice “di mezzo”: troppo giovane per aver vissuto a pieno quella che tu chiami vecchia scuola, troppo vecchia per essere definita “next-gen”, anche perché ho cominciato a giocare con i “veterani”.

      Il regolamento di D&D 3.X non è complesso, anzi è molto semplice, è solo spiegato in maniera molto complessa, peggio son risciti a fare solo col mondo di tenebra. Il 90% del regolamento di D&D, per chi è all’inizio e opta per un PG non-caster si può riassumere con “tira un D20 e aggiungici il valore di quello che stai facendo, se superi il numero che sa il master riesci nel tuo intento”.

      Il quinto livello mi è sembrato un livello abbastanza basso da non mettere in mezzo troppe cose (tanto citare valutazioni a caso: il ranger non ha ancora incantesimi, non si può prendere “Autorità”, non c’è il secondo attacco per nessuna classe, non si hanno i requisiti per la maggior parte dei talenti…) ma abbastanza alto da permettere al gruppo di sopravvivere a due scontri nella stessa giornata.

      Molto nella scelta di concedere questa possibilità è dipeso anche dalla conformazione del gruppo (ladro, chierico, ranger), la presenza di un mago o un guerriero probabilmente mi avrebbe spinto ad obligarli a cominciare dal primo livello.

      Non ritengo invece che partire da un livello “avanzato” (se il 5° livello sia basso o alto credo sia troppo relativo per aprirci una discussione, dipende da troppi fattori quanto tempo occorra per raggiungerlo, non tutti dipendenti da master e giocatori) tolga qualcosa al vissuto dei personaggi, soprattutto con i giocatori che ho al mio tavolo. Non ritengo che il fatto che il ladro sappia o meno fare 3D6 di furtivo quando si incontra per la prima volta con il chierico possa influire in qualche modo sul rapporto che i due andranno a creare. [se ho inteso bene quel che hai scritto :)]

      Per il discorso vecchia scuola, posto che mi hai ispirato un articolo che leggerete a breve su questi schermi (che forse risponderà in maniera più esaustiva al post linkato), ho provato sulla mia pelle (anzi su quella del PG) che la possibilità di morire dipende più dallo stile di narrazione del master e dalla sua “cattiveria” (e alla fortuna con i dadi perché no) che dal livello dei PG o dall’edizione di D&D che si sta giocando. Ho perso, senza possibilità di resurrezione, un ladro/duellante di 27° (iniziata al livello 20°, volevamo giocare epico) con la 3.5 e mantenuti per svariate sessioni PG con AD&D.

      Infine, il mio personaggio “storico” è stato un mago, non ricordo particolare differza nella necessità di ingegnarsi al primo, quinto o ventesimo livello, se ai miei giocatori per risolvere una quest basterà arrivare a lanciare il giusto numero di incantesimi giornalieri, sarò stata una master pessima.

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      • Ciao,

        grazie dell’articolata risposta.

        sono d’accordo, la 3.X è molto più lineare delle versioni precedenti e il tuo riassunto è perfetto: tira 1D20 e aggiungi il relativo bonus. Nella prima e nella seconda, c’è da farsi venire il mal di testa.

        Vero anche la seconda argomentazione, il 5° è un buon compromesso. Si è abbastanza “in salute” da poter resistere a qualche scontro, ma non ci si sente, a ragion veduta, ancora veramente potenti.

        Capisco il punto, se siete tutti esperti, si può indubbiamente partire da qualunque livello senza problemi. Credo anche tu abbia inteso bene quello che ho scritto, non intendo dire che il vostro modo di giocare perda d’efficacia partendo da un livello più alto; è una mia sensazione personale quella di non riuscirmi a godere a pieno un PG che abbia preso una scorciatioia (se stiamo parlando di campagne).

        Quello che dici è indubbio, vale per qualunque gioco di ruolo: il primo fattore da tener presente è lo stile di DM e giocatori. Si può giocare bene/male a qualunque sistema. Tuttavia, giusto per parlare, credo ti balzi all’occhio quanto il regolamento della 4a edizione sia più indulgente con i giocatori rispetto alla 3.X.
        É un caso sociologico dal mio punto di vista: alla 1a finivi a Punti Vita negativi e ti riprendevi dopo 1 settimana di riposo, alla 2a dopo 1 giorno, alla 3.X appena si torna a 1 Hp sei arzillo come un ragazzino, alla 4a praticamente si rigenera e la Next era sulla stessa scia a quanto ho letto dalla vesione beta.

        Perchè gli autori hanno predisposto tutte queste contromisure: hanno paura che la perdita di un PG equivalga alla perdita di un giocatore e quindi di un acquirente? ritengono i giocatori del nuovo corso meno capaci? più svogliati?

        Te le butto lì, in attesa del tuo prossimo articolo.

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