Quando muore un PG

Articolo inevitabile viste le ultime chiacchiere nel web e che chiede l’opinione e l’esperienza dei miei lettori, soprattutto quelli oldschool.
Parliamo della morte del PG (quella definitiva, senza possibilità di resurrezione), di come l’affrontano i giocatori e di come l’affrontano gli alti PG.

RIP[1]

 

Iniziamo col dire subito che per la maggior parte dei giocatori la morte del PG è un evento traumatico per, appunto, il PG (in caso torni in vita) e per gli altri PG del party e di qualche PNG, non per i giocatori. Molto spesso la morte del PG è legata ad un punto centrale della trama oppure il punto di esaltazione massima per il proprio PG (tanto per tirare in ballo un cliché: l’eroe che muore salvando il mondo), altre volte, soprattutto in campagne più “leggere” in stile EUMATE o SLPUIMAIT (1), la morte del PG non dico venga ricordata tra le risate generali ma un sorriso lo strappa (vedere la sezione RIP dell’elfoladro.it  soprattutto le prime).

Indubbiamente, a meno che non stiamo davvero giocando ad un gioco da tavolo con regole eccessivamente complicate e non ad un gdr, la morte del nostro PG in qualche modo ci emoziona. L’emozione però dipende non tanto dal sistema di regole che stiamo usando o dall’ambientazione (2) ma da quanto siamo coinvolti: resto ferma sull’idea che è più lo stile di gioco di master e giocatori che crea la sospensione di incredulità e l’empatia con il PG. Puoi avere l’ambientazione più coinvolgente del mondo e il sistema di regole più agile possibile e ritrovarti con una campagna asettica. (3)

Non divaghiamo.

La frequenza delle morti dei PG non le rende meno traumatiche, come ho scritto in precedenza. C’ho riflettuto e se il numero di decessi incide su come i giocatori e i PG affrontano il trapasso dei propri compagni ma lo fa in maniera molto minore rispetto ad altri fattori tra cui troviamo le circostanze della morte o la longevità del PG. M’è venuto in mente l’esempio di un soldato in guerra, il ventesimo commilitone che vede morire male non lo lascerà comunque indifferente. Magari diventerà cinico, magari riporterà qualche turba come se avesse assistito solo alla morte del suo vicino di branda.

Da lato master credo che uno degli errori peggiori che possiamo fare è quello di graziare un PG morente (4), anzi spesso la morte del PG come punto fondamentale dell’evolversi nella storia darà un incentivo al giocatore. “I bardi canteranno di questo giorno” insomma. Nemmeno dobbiamo aver paura di perdere un giocatore, se è maturo saprà affrontare la situazione nel modo corretto, se non è maturo… sicuri di volerlo al tavolo?

 

 

(1) son due stili diversi e la differenza principale sta nello “Sfonda”

(2) ad esempio la possibilità/facilità di resurrezione incide ma non è fondamentale

(3) Ho visto Vampire the Masquerade giocato in stile EUMATE… è un ricordo doloroso. Rabbrividiamo.

(4) Se non è dovuto alla mera sfiga dei dadi, non è bello né per il giocatore né per il PG né per la storia quando un prode guerriero muore scivolando su una buccia di banana.

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