Un gioco come tutorial di scrittura

Ieri il New York Times ha pubblicato questo articolo sul gioco che ha segnato tutti noi. Mi son ritrovata a leggere concetti che ho pensato potessero interessarvi. Eccovi la traduzione(1).

La foto proviene dall’articolo orginale

Un gioco come tutorial di scrittura

Dungeons & Dragons ha influenzato una generazione di scrittori.

 

Lo scrittore Junot Díaz sostiene che si sentiva emarginato quando era un giovane immigrato nel New Jersey. Ma questa sensazione è venuta meno nel 1981 quando era in sesta classe (2). Lui e i suoi amici, compagni d’avventura che venivano dai posti più disparati – Egitto, Irlanda, Cuba e Repubblica Domenicana – vennero “completamente rapiti”, dice, “da un concetto completamente nuovo: il gioco di ruolo” tramite Dungeons & Dragons.

Giocando a D&D e inventando imprese eroiche, dice il Signor Diaz, 45 anni,  in un’intervista via email “Noi ragazzi potevamo viaggiare, avere avventure, aver successo, essere potenti, trionfare, fallire, ed essere qualcosa che sarebbe stato impossibile essere nel mondo reale.”

“Per i nerd come noi, D&D era un modo di allargare i nostri orizzonti” aggiunge. Il gioco funzionava come apprendistato per la narrativa.

Ora lo stra-giocato e stra-deriso D&D, il primo gdr commercializzato, compie 40 anni. In D&D i giocatori si riuniscono attorno ad un tavolo, non davanti ad uno schermo. Insieme usano strumenti poco tecnologici come mappe disegnate a mano e miniature per rappresentare le avventure di astuti e coraggiosi protagonisti come maghi elfi e nani guerrieri che esplorano cunicoli e combattono orchi, troll e mindflyers. Sacchetti di dadi e manuali determinano i risultati mentre la storia, libera da qualsiasi schema, prosegue.

Per alcuni scrittori, soprattutto quelli cresciuti negli anni ’70 e ’80, tutto quel tempo speso nei fondamentali ha dato i suoi frutti. D&D ha aiutato a dare il via alla loro vita da creativi.  Come dice Mr. Diaz “E’ stato un mezzo di formazione narrativa per ogni tipo di scrittore.”

La lega degli scrittori ex-giocatori include anche l’autore di “weird fiction” (3) China Miéville (“The City & the City”); Brent Hartinger (autore di “Geography Club”, un romanzo su adolescenti gay e bisessuali); l’autore sci-fi e per giovani adulti Cory Doctorow; il poeta e romanziere Sherman Alexie; il comico Stephen Colbert; George R.R. Martin, autore della saga “A Song of Ice and Fire” (che ancora si diverte a giocare). Altri che hanno avuto questa influenza sono autori per il cinema e la TV o intrattenitore come Robin Williams, Matt Groening (“The Simpsons”), Dan Harmon (“Community”) e Chris Weitz (“American Pie”).

Con l’uscita dello Starter Set della nuova edizione di Dungeons & Dragons martedì, e manuali più ricchi in uscita nel corso dell’estate, un’altra generazione di parolieri potrebbe trovare l’ispirazione in una mappa scarabocchiata di un dungeon e il segreto dietro la Città della Regina Ragno (4).

Mr. Diaz, che insegna scrittura al Massachusetts Institute of Technology, ha detto che il suo primo romanzo, vincitore del premio Pulitzer “The Brief Wondrous Life of Oscar Wao” è stato scritto “in onore dei suoi anni di gioco”. Oscar, il protagonista, è “un fanatico del gdr”. Col desiderio di diventare il J.R.R. Tolkien domenicato, butta giù “10, 15, 20 pagine al giorno” di storie fantasy.

Anche se Mr. Diaz non è mai stato uno scrittore fantasy, attribuisce il suo successo letterario, in parte, ai suoi “anni investiti profondamente immerso in storie fantastiche”. Da D&D, sostiene, “ha imparato molti punti essenziali della narrativa, su come dare al lettore abbastanza spazio di manovra”.

E, racconta, era spesso il DM del suo gruppo, il semi-narratore del gioco, l’arbitro e il gestore del fato.

Il DM deve creare un mondo verosimile con storie di sottofondo, avventure che i giocatori potrebbero intraprendere e opzioni per plot twists. Questo richiede capacità che vanno dal regista di teatro, al ricercatore allo psicologo – tutti aspetti integrativi alla scrittura. (Mr. Diaz ha detto che il suo gruppo di gioco da ragazzo era più “simile ad un gruppo di improvvisazione con qualche dado.”)

Sharyn McCrumb, 66, autrice di “Ballad Novels”, saga ambientata in Appalachia, è stata influenzata in maniera simile, e nel suo romanzo comico “Bimbos of the Death Sun” D&D aiuta persino a risolvere un omicidio.

“Ho sempre voluto essere il DM perché è lì che si trova la creatività – nell’inventare posti, personaggi e situazioni” racconta Ms. McCrumb “Se fatto bene, il gioco stesso può essere un romanzo di per sé”.

Ciò che rende le storie di D&D differenti dai romanzi e altri tipi di narrativa è la sua improvvisazione e la sua natura reattiva. Le linee narrative vengono decise in gruppo. Come giocatore di D&D “devi convincere gli altri giocatori che la tua versione della storia è interessante e valida” dice Jennifer Grouling, assistente professore di Inglese alla Ball State university che ha studiato i giocatori di D&D per il suo libro “The Creation of Narrative in Tabletop Role-Playing Games.”

Se un DM crea “un mondo noioso con una trama non interessante” dice, i giocatori possono prendere direzioni completamente differenti, d’altro canto, l’arbitro può porre il veto ad un’azione dei giocatori. “Penso che D&D possa aiutare a costruire l’abilità di lavorare in gruppo e scrivere collaborando” aggiunte. (Mr. Diaz la chiama “la componente socio-collaborativa” di D&D).

Ms. Grouling cita anche “un senso di controllo sulla storia” come ragione primaria per cui alle persone piache il gdr. “D&D è pura immaginazione e le regole sono flessibile – non si hanno le stesse limitazioni” di un romanzo o persino di un video game, racconta. Un romanzo è in fondo una cosa finita, scritta, editata e pubblicata, è una storia incisa sulla pietra. In D&D, la trama è sempre fluida, ogni cosa può accadere.

Il drammaturgo e sceneggiatore David Lindsay-Abaire, 44 anni, autore di “Rabbit Hole”, vincitore del Premio Pulitzer, sostiene che D&D “richiama ad un modo di narrare incredibilmente primitivo” qualcosa che è contemporaneamente “immersivo e interattivo”. Il DM somiglia ad un “narratore tribale che raduna tutti attorno al fuoco per raccontare sotrie di eroi, dei e mostri” dice. “E’ un evento dal vivo, di comunità, dove ogni cosa può accadere in ogni momento.”

Mr. Lindsay-Abaire ha detto che giocare le avventure di D&D è stato “in qualche modo la sua prima scrittura” E il gioco gli ha insegnato non solo come narrare le trame ma anche a gestire lo sviluppo dei personaggi.

Giocare a D&D ha anche portato benefici a scrittori non solo di romanzi. “Essere un DM mi ha aiutato a sviluppare un’abilità per prendere gli elementi del gioco e ad intrecciarli in una narrazione coerente” racconta Scott Stossel, edito di The Atlantic e autore di “My Age of Anxiety: Fear, Hope, Dread, and the search for Peace of Mind”. “E in più ero costretto dalle regole dell’universo di D&D, che nel giornalismo si traduce nell’essere costretto dai fatti disponibili e conoscibili”.

Mr. Lindsay-Abaire concorda col fatto che i mondi immaginari necessitano di regole. “Una storia per essere soddisfacente ha bisogno che il pubblico capisca come funziona il mondo” dice. “The Hunger Games è un esempio perfetto di ‘Ok, queste sono le regole di questo mondo, ora andiamo! Giochiamo in questo mondo'”.

Di nuovo, Ms. Grouling sostiene come i giocatori di ruolo da tavolo nella sua ricerca comparata nella loro esperienza di gioco “interpretassero il proprio film o scrivessero il proprio romanzo.”

Come per Mr. Diaz “Una volta che le ragazze sono entrate in gioco” racconta “il gioco è volato fuori dalla finestra”. Ma racconta come gli manchi l’arcano piacere di D&D e sente che la sua eredità è ancora con lui. “Non sono sicuro che sarei riuscito a trasformarmi da lettore a scritto così facilmente se non fosse stato per il gioco”.

 

 

(1) Fatta di corsa, perdonate e segnalate gli errori.

(2) Non so a quale classe corrisponda nel nostro sistema scolastico, dovrebbe essere la prima media se non erro.

(3) Si accettano suggerimenti per renderlo in italiano, non venendomi in mente nessuna forma adatta ho preferito lasciarlo in inglese.

(4) Mi sorge il dubbio che Queen of the Demonweb Pits sia un’altra avventura…

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2 pensieri su “Un gioco come tutorial di scrittura

  1. Articolo molto interessante! In effetti ho sempre pensato che simili giochi fossero se non altro un buon modo per sviluppare la fantasia, oltre alle capacità narrative!
    Mi ha poi sempre interrogato anche l’idea di scrivere un racconto partendo dal nome o da un elemento di una singola carta di un qualche gioco fantasy, come ad esempio Descent… Magari prima o poi lo farò…! 😉

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