Un post triste

Qualche giorno fa, scorrendo velocemente FB, mi sono imbattuta in un commento che suonava più o meno come “per fortuna non gioco più di ruolo”. Era il commento di una persona che non conosco ad un post di una persona che conosco superficialmente e tutta la discussione dava l’idea di non andare presa troppo sul serio, un po’ come accade tra amici di vecchia data quando invece di dirsi “ciao” si mandano a quel paese o si insultano pesantemente. Sono andata avanti tra foto di gattini pucciosi e link a notizie di Lercio.

Quel commento in qualche modo ha però messo in atto un meccanismo nel mio cervello che mi ha fatto ricordare un discorso di qualche anno fa con una persona conosciuta all’università.

Fino a qualche tempo prima gioava, ora non più. E anche lei lo diceva con un certo sollievo.

Ho indagato.A darle fastidio non erano certo i mondi fantastici o l’impersonare un personaggio o l’inventare storie. Quello da cui voleva liberarsi erano i fanatismi e le maniacalità di alcuni giocatori.

Mi raccontava che sì, adorava giocare e l’appassionavano le campagne a cui partecipava, il gioco le aveva dato anche l’opportunità di conoscere belle persone ma c’era un “ma” davvero fastidioso, un “ma” in cui spesso sono incappata anch’io e, sono certa, molti di voi.

Si trattava di quella sorta di fanatismo che colpisce alcuni giocatori e stressa gli altri. Non si trattava tanto delle edition war o del fastidioso senso di superiorità di alcuni veterani, quanto di una insopportabile monotematicità nei discorsi.

Il venerdì sera al pub non si parla d’altro che delle eroiche gesta del nostro PG, il lunedì mattina alla fermata dell’autobus ci si lamenta di come le scelte di un giocatore (1) abbiano influito negativamente sulle sorti del party e ora tocca a loro, ovviamente più intelligenti, rimettere le cose apposto per risolvere la quest, che gli tocca giocare con persone che non sono al loro livello (2).

Questa monotematicità le toglieva tutto il divertimento del gdr. Quattro/cinque ore settimanali passate a fingere di esere un valoroso paladino che porta il verbo di Heironeus nel mondo discutendo spesso col ladro e col bardo del gruppo non valevano un continuo fastidioso parlare sempre e solo nemmeno di GDR ma di quanto fossero meglio i loro PG (o le loro cronache qualora si fosse trattato di narratori).

Quell’episodio mi ha messo tristezza, perché sicuramente mi sarei trovata meglio con una persona come lei a giocare rispetto ai monotematici a cui accennava, che certo non hanno smesso. Ecco mi piacerebbe che non si degenerasse mai nel parlare di GDR, in nessun senso, forse non perderemmo persone piacevoli ed equilibrate per non far “diminuire i numeri”, magari con persone non proprio gradevolissime.

 

(1) magari tralasciando il fatto che un barbaro con intelligenza e saggezza 8 se non pensa sta giocando bene.

(2) qualsiasi cosa questo voglia dire.

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2 pensieri su “Un post triste

  1. Bel post, molto veritiero per giunta. Per fortuna non è un’idiosincrasia che colpisce solamente gli habitué del gioco in genere. Mi è capitato di non ripetere l’esperienza di un campionato di Fantacalcio, dopo che mi accorsi che i miei amici mi chiamavano periodicamente di Lunedì solo per fare l’analisi della giornata d’incontri appena trascorsa. Per poi non chiamare più fino alla settimana successiva e questa era la parte drammatica.

    Beh, ci siamo sfogati.

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