Divergenze creative tra creatori e fan

Noi nerd siamo una razza strana, dico sul serio. E per nerd non intendo chi s’è comprato la maglietta degli Stark perché ora va di moda ma di quelli che sanno tutte le linee ereditarie dei Sette Regni, e fidatevi vorreste sicuramente avere a che fare con i primi non con i secondi.

C’è uno strano fenomeno per cui noi nerd tendiamo ad impadronirci, seppur virtualmente, delle storie che amiamo e tendiamo a dimenticarci che per quanto abbiamo contribuito a far arricchire (o sopravvivere) l’autore comprando volumi, VHS (1), DVD, Blueray, libri, manuali, albi, action-figure e qualsiasi altra cosa avesse il logo della nostra passione sopra, fossero anche degli accappatoi, quelle storie, quei personaggi, quelle ambientazioni, non ci appartengono.

O meglio ci appartengono fino ad un certo punto, punto che decide chi quella storia, quei personaggi, quell’ambientazione l’ha inventato.

Certo, siamo liberissimi di farci sopra tutti i film mentali che vogliamo, in caso di gdr anche stravolgere l’ambientazione voluta dall’autore per piegarla ai nostri capricci, magari tirando fuori anche qualcosa di meglio, ma nulla ci autorizza ad imporre la nostra versione all’autore. Possiamo mandargli mille email dove diciamo che il suo ultimo romanzo/film/edizione è orrendo, possiamo scrivere recensioni velenose ma l’ultima parola spetta sempre e solo all’autore (o a chi ne detiene i diritti).

In passato, quando l’internet non era ancora così di massa e io ero una bimbominkia (2), si stava diffondendo il fenomeno delle fanfiction (3): racconti più o meno brevi che andavano a raccontare quei punti di trama che l’autore aveva volutamente lasciato ambigue oppure dei veri e propri prequel o sequel.(4) Se la memoria non mi inganna l’unico autore a dire chiaramente che non voleva fanfiction sulle proprie opere è stata Anne Rice, cosa che non ha fermato i racconti non autorizzati ispirati ad “Intervista col Vampiro” ma non mi pare ci siano state delle cause per questo, suppongo che ragazzine che fantasticavano su Louis, Lestat, Armand e compagnia non impensierissero i guadagni della signora.

Succede poi che internet diventa di massa e per qualche stano motivo nerd is the new cool (5) e i fan non ci stanno a non essere loro a decidere come dovrebbero andare avanti o come dovessero essere adattate.

A quanto mi dicono l’ultima puntata di Game of Thrones è piaciuta moltissimo ai fan della serie mentre i fan dei libri lanciano accuse di alto tradimento. Ora non ho idea di come sia la puntata in questione perché ho abbandonato la serie alla quarta stagione, non perché ormai non avesse più niente a che fare con la trama dei libri, ma perché non aveva più senso. Era più o meno il periodo in cui su twitter mi chiedevo ogni settimanda dove fossero i Greyjoy e mi dicono che aspettavo invano. Oltre a dire agli sceneggiatori che non mi piace il loro prodotto, scrivere recensioni negative, invitare tutti a non guardare la serie e sperare che Martin non schiatti prima di scrivere l’ultimo libro posso fare qualcosa? Ho il diritto di farlo? No. Non è la mia storia, non sono i miei personaggi per quanto alcuni li adori veramente.

Di recente Paramount e CBS (6) hanno fatto un comunicato in cui ricordavano a tutti i Trekker in giro per il mondo che i diritti sono i loro e che vanno bene gli omaggi e i fan-made ma ci sono dei paletti ben precisi. Posso capire che non ti piacciano i nuovi film di Star Trek e che non andrai a vedere il prossimo perché è diverso da come l’avresti fatto tu ma, vedi, se quel film incassa e ottiene delle recensioni positive, evidentemente non sei tu il target a cui è rivolto il film. Triste ma è così.

In ambito GDR è emblematico D&D4. Io devo ancora incontrare qualcuno a cui sia piaciuto. Che diritto avevamo noi fan che lo seguiamo dalla scatola rossa di dire alla Wizard come farlo, nessuno. Però c’è un però. L’accoglienza del titolo è stata a dir poco fredda da parte dei giocatori veterani ma contemporaneamente non ha avuto presa nemmeno su un pubblico diverso, decretandone il flop (7). Con l’edizione successiva hanno infatti cambiato approccio, ma se D&D4 avesse venduto tra le “nuove leve” credo che le scelte editoriali in casa Wizard sarebbero state molto diverse.

Quindi, per concludere, sì, è bello quando autori, editori o comunque gente che detiene i diritti ascoltano e, nei limiti del possibile, assecondano i desideri dei fan (8), ma è bene ricordare che le decisioni su eventuali sviluppi non spettano a noi.

Detto questo, io ho paura di cosa possa diventarmi Masquerade con la IV edizione.

 

(1) sono vecchia

(2) e lo eravamo un po’ tutti, prego andare a vedere la moda anni ’90 inizio 2000 per averne un’idea.

(3) confesso, c’ero anche io

(4) con risultati diversi a seconda dei casi: si andava dai sogni di ragazzine per il protagonista maschile bono a testi che avrebbero meritato a pieno titolo di essere resi canon.

(5) il post che avevo scritto qualche tempo fa si sta rivelando, se non errato completamente, da rivedere e ampliare

(6) e spero di non aver appena fatto un errore grossolano, ma non mi va di andare a rivedere

(7) Pathfinder c’ha messo del suo.

(8) che va detto, a volte sono inconciliabili tra di loro.

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7 pensieri su “Divergenze creative tra creatori e fan

  1. Ciao, giusto come spunto di riflessione aggiuntivo a questo tuo post, ti segnalo una particolare tipologia di Copyright che si chiama Copyleft. Trovi tutte le definizioni che ti servono in internet. Personalmente ho scoperto questa particolare licenza leggendo un fumetto “Arcana Mater” su cui l’autore ha posto questo particolare copyright. Chiunque è libero di produrre ogni tipo di materiale basandosi sul mondo creato, su personaggi minori, etc. In questo caso l’unico vincolo posto è stato quello di non usare, per nessuna storia i personaggi minori o aggiungere alcun particolare (luoghi) al mondo finora esplorato. Interessante non trovi?

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    • conoscevo già il copyleft e personalmente ritengo sia una cosa fantastica 🙂
      Le produzioni fan-made ci saranno sempre, “autorizzate” o meno, e un autore che sceglie di coinvolgere i propri lettori credo che abbia nel copyleft o nell’open-development gli strumenti ideali.
      Posto che è sempre l’autore a decidere se e quanto coinvolgere altri nello sviluppo o se a chi svendere la propria creazione 🙂

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  2. La cosa che mi fa morire dell’articolo è che la bellissima premessa (che tra l’altro condivido pienamente) rende estremamente chiaro quanta REALE PAURA ci sia nella tua frase conclusiva xD xD

    Come si è soliti dire in dialetto genovese, “Speremmu ben!” xD

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    • tralasciando il fatto he ormai inizio a credere che la IV non la vedremo mai, dopo un paio di riflessioni con quello che io reputo il maggior conoscitore italiano di Masquerade ho realizzato che ci sono preoccupanti segnali d’allarme su cosa potrà essere. Il che temo non porterà ad un’eventuale V ed. con un cambio di rotta ma dovrò accettare il fatto di non essere io il pubblico a cui la IV sarà destinato.
      Ovviamente, spero con tutta me stessa che la IV edizione di Masquerade sia all’altezza dell’eredità che ha e delle aspettative che si ritrova addosso.

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  3. Tocchi un punto dolente. I fan sono una bestia strana, e non solo quelli in salsa nerd. Anche i fan dei gruppi metal, o se è per quello di Britney Spears, sono difficili da trattare. Sono d’accordo quando dici che l’ultima parola spetta all’autore (è ovvio), ma l’autore dovrebbe avere un rispetto particolare per i fan, al punto da privarsi di un po’ della propria libertà creativa. Ma non dovrebbe farlo “per accontentarli”, ma per convinzione, perché non c’è critico più spietato (e più utile) di un fan.
    Io ragiono così: ogni opera d’arte è una forma di intrattenimento che si basa su una qualche forma di comunicazione. L’autore crea, il fruitore “subisce” l’opera. Un’opera d’arte è riuscita veramente solo quando riesce a far vibrare certe corde nel fruitore, e con questa espressione intendo che il destinatario finale dell’opera ci ricama sopra, la fa “propria” nel vero senso della parola, cioè ci aggiunge del suo. Ci mette magari soltanto la partecipazione emotiva, ma caricata del vissuto personale che la rende diversa da quella di chiunque altro, autore compreso. E’ qui la magia dell’arte: c’è chi vede nell’opera qualcosa di diverso (e magari di più bello, profondo o complesso) di quello che ci vedeva l’autore quando l’ha creata.
    Quando George Lucas costruisce una parte della mia infanzia, e vent’anni dopo ci pianta sopra una enorme cagata fumante, mi tradisce. Non mi importa lo spirito con cui si è avventurato su terreni nuovi – o ha creduto di farlo – ormai Guerre Stellari non è più solo “suo”.

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  4. Mi è partito il commento prima di averlo finito…
    forse è meglio così, perché mi stavo dilungando. Comunque secondo me l’autore dovrebbe tenere in gran conto l’opinione dei fan, perché di solito sono loro che hanno accolto l’opera con la maggiore profondità . E magari l’opera piace di più ai fan che all’autore, o piace ai fan per i motivi “sbagliati”. Ma in realtà non esistono motivi sbagliati, esiste ciò che ha reso l’opera un capolavoro: la risonanza all’interno di altri esseri umani. Altrimenti è onanismo, non è arte.
    E per tornare all’esempio di Guerre Stellari: comunque la scelta dell’autore è da rispettare, se non altro perché ha creato tre nuovi film, cioè nuove opere, che possono piacere oppure no, ma sono nuove e pertanto soggette al legittimo giudizio dei destinatari. Quello che è per me inaccettabile è l’aver modificato le opere originali eliminando dal mercato quelle non modificate, perché “tanto era roba sua”. Ecco, su questo non sono d’accordo. Non è più roba tua, è roba di milioni di persone che hanno sognato grazie a quelle opere. Fai pure qualcosa di nuovo, ma lascia stare qualcosa che è diventato patrimonio dell’umanità. E parlo solo di questioni morali, non di becere questioni di diritti (che pure, alla fine della fiera, sono quelle che contano: citando Nick Hornby, “Shakespeare scriveva per soldi”).

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    • Dilungati pure quanto vuoi.
      Ecco sì, concordo con te che quando un opera è a disposizione del pubblico, l’autore ne perde inevitabilmente una piccola o grande parte, alcune volte può decidere altre no.
      Il feedback dei fan credo anche io che sia uno degli strumenti più utili in mano a chi crea, i vari open-development o anche solo profili social sono la prova che gli autori ne sono consapevoli.
      Il problema, ritengo, nasce quando un fan tende ad impadronirsi dell’opera, pretendendo di mettere bocca su scelte stilistiche e narrative che riguardano solo l’autore.
      L’intelligenza dell’autore sta anche nel valutare a quali fan dare retta e quali è meglio evitare come la peste, ovvero quelli che pretendono di sapere come una storia debba continuare, o quali temi affrontare o ancora cosa avesse in mente l’autore quando ha buttato giù la prima bozza.
      Ringrazio di vivere in un epoca in cui è relativamente facile confrontarsi con l’autore di un’opera che ci ha emozionato (e uso il verbo emozionare nell’accezione più ampia possibile) ed è solo per una questione di carattere che alcuni non si trovano pieni di mie domande e curiosità, ma ritengo che accolte tutte le critiche, le proposte, le fantasie e le richieste dei fan, l’autore abbia il diritto (e il dovere) di decidere autonomamente.
      Il tutto al netto di antipatici discorsi sui diritti d’autore e di sfruttamento.
      Ok, sto divagando e credo anche di non essere riuscita ad essere lineare quanto volevo.
      Credo che il discorso meriti un altro post.

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