Scuole di pensiero: ambientazioni fatte in casa vs ambientazioni pubbliche

Meglio un’ambientazione pubblica, vedi Mondo di Tenebra, Sine Requie, Forgotten Realms, Mutant Chronicles, o una fatta in tutto e per tutto dal Master? O è ancora meglio prendere qualcosa di noto e usarlo come ispirazione per un mondo tutto nostro? La risposta, come ebbe modo di ripetermi più volte il professore a lezione di Sistemi Operativi è: DIPENDE.

Quando è l’ideale usare un’ambientazione nota? La risposta per quanto sembrerà banale e ovvia è: “quando vuoi giocare a quel GDR”. Perché se vogliamo giocare a Vampire, per quanto il narratore possa impostare la cronaca nel modo che preferisce, tutti quelli seduti al tavolo voglio interpretare un vampiro che volente o nolente è invischiato nella Jyhad, idem per ogni altro gioco con un’ambientazione nota a tutti. I vantaggi delle ambientazioni note sono palesi e ovvi: tutte le persone attorno al tavolo sanno benissimo di cosa si sta parlando, sanno cosa aspettarsi e, a meno di gravi problemi di masochismo, sanno che gli piace il mondo in cui daranno vita ai loro PG. Di contro, il narratore dovrà far in modo che gli aspetti più che noti ai giocatori non sminuiscano il piacere della scoperta o rendano la cronaca banale, cosa che non sembra impossibile, se il narratore sa cosa vuole narrare e a chi non appare come un ostacolo insormontabile. Il 90% delle campagne che ho giocato erano ambientate in universi noti, il fatto che al tavolo si sapesse qualcosa oltre al background del proprio PG non ha mai impedito si riuscisse ad avere colpi di scena e momenti di suspance. Sembrerà un motivo al limite dell’ovvio ma non dovendo curare il metaplot il master dedica tutte le sue energie al plot. Continua a leggere

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Partecipare ad un evento (di più giorni) e tornare sani e salvi

Avete speso una discreta cifra per il costume, avete equipaggiato il vostro PG e, convinti da un vostro amico che se vi avesse iniziato a qualcos’altro forse era meglio, avete anche provato un paio di domeniche in un agriturismo nel raggio di 100Km da casa a partecipare ad un evento larp. Siete sopravvissuti. Avete preso familiarità con le regole e le meccaniche. Avete conosciuto qualche persona simpatica. Avete capito da dove arriva l’ispirazione per i miei post. Credete di essere pronti. State per partecipare al vostro primo evento larp della durata di 4-5 giorni (o anche più).

Vi sentite avventurieri. Vi sentite pronti per qualcosa di epico.

Optate per dormire in tenda!

Complimenti per la scelta. Vedete di sopravvivere adesso. Continua a leggere

5 punti per giocare dal vivo e vivere felici

Io adoro il gioco di ruolo dal vivo, sul serio, mi piace tantissimo. Mi piace nonostante i suoi costi, nonostante i combattimenti sotto la pioggia, sulla neve, nonostante le corse sotto al sole con 30° all’ombra.

Non si può andare tutti d’accordo e in un evento da 3-400 persone è impensabile che tutti stiano simpatici a tutti che non nascano discussioni, ma ci sono azioni, atteggiamenti, comportamenti che vanno oltre, rovinano giocate, umori e fanno giustamente girar le balle a chi organizza gli eventi o agli altri partecipanti.

Una volta può capitare (è capitato anche a me, rientra in quei tre-quattro giorni l’anno di scazzo a cui tutti abbiamo diritto), reiterare vuol dire che (a scelta)
– si è idioti
– si è immaturi
– si è impotenti
– una combinazione è scelta tra le precedenti.

Sono discorsi che ciclicamente cicciano fuori tra appassionati e non tanto per criticare l’idiota di turno che mi ha fatto un livido sul braccio (anche per quello) ma principalmente per sognare un mondo migliore, in cui i narratori non rischiano l’esaurimento nervoso ad ogni evento, in cui i ranger non hanno le nike gialle e i bardi conoscono il congiuntivo e nessuno scambia una giocata per una seduta di psicanalisi.

Quelli che seguono sono 5 pratici consigli per vivere in serenità il GRV, preservare la sanità mentale degli organizzatori ed essere in armonia con gli altri giocatori.

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Giocatori nativi digitali

Se state leggendo questo blog probabilmente almeno una volta nella vita vi siete seduti attorno ad un tavolo con mozziconi di matite, una gomma, schede stampate ed una quantità variabile di dadi per intraprendere un’avventura, sia essa fantasy, horror, steampunk, cyberpunk, diselpunk, fantascientifica o altro.

Se avete la mia età o siete più vecchi avete visto nascere il play-by-chat e il play-by-forum, accanto ai quali si è creato uno strano fenomeno.

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Avete idea della soddisfazione che si prova nel tirare un secchiello di dadi?

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